Eremo di San Bovo

“S. Bovo. È questo un piccolo oratorio posto sopra il monte detto La Costa (m. 326), che sta a N. dei monti Privà e Sissiéllo (p. 72). La più antica notizia di esso non risale che al 1742. Vi è annessa una piccola cella per un eremita. Dalla Corte (p. 72) in 1/4 d’ora si va, per la carrozzabile, a Sarson. Passato il primo ponte sotto cui passa l’acqua che scende dalla Valle di Momim si sale per un sentiero ripido e sassoso. Dopo l/4 d’ora esso diventa quasi piano, ed offre bella vista sul Vallison (antico confine dei Sette Comuni) detto anche Valle del Formaggio. Dopo 5 minuti c’ è un bivio. Continuando a destra per Caluga (m. 374) in1/2 ora si va a Valrovina; salendo a sinistra in 1/4 d’ora si arriva a S. Bovo. Di qui bellissima vista a N. su Solagna, parte di Campese, e principio del Canale; a E. su Pove, colli di Romano e Mussolente, e la vasta pianura sino a Venezia; a S. non si vede Bassano, nascosto dal Sissiéllo. — In 20 minuti, girando a N. e parte a S. la Valle di Momim (che scende a Sarson) si sale a Privà (p. 72), donde in altri 20 si .scende sul Castellaro (p. 71). — È assai bella la gita riunita di Bassano, Corte, S. Bovo, Privà, Castellaro, S. Giorgio e Bassano.” . O. Brentari, Guida storico-alpina di Bassano,[…], Bassano 1885, p. 73.

L’eremo è posto su un colle alto 330,6 metri sul livello del mare [1], affacciato sulla Brenta e la contrada di Sarson. Dalla sommità sono visibili i guadi di S. Bortolo e di S. Biagio, la rocca di Romano e tutte le innumerevoli alture fino alla rocca di Asolo e il versante meridionale del Grappa. Sempre sulla sponda destra della Brenta sono in collegamento visivo il dosso del Monte Croce [2] tra Pove e Romano, l’abitato di Pove e “i Boschi”, la Bastia di Pove-Solagna, il colle di S. Giorgio di Solagna e, sulla stessa linea di mira, la parte orientale del Monastero di S. Croce di Campese. Sulla destra Brenta a Nord si vede il dosso di Premarin, la Campesana e l’edicola posta a ricordo del “Beato” Lorenzino Sossio ucciso in quel luogo nel 1485 [3], a Sud si vede l’abitato di Privà e il colle di Bassano.

La cresta sommitale lunga circa 54 metri e larga 18, presenta ad Ovest una interessante struttura semicircolare, aperta verso Sud, costruita in pietre a secco non squadrate alta all’incirca 80-100 cm.; immediatamente ad Est si trova un lastrone di roccia con interessanti graffiti [4], ad Est di questo sorge la chiesetta e la cella dell’eremita. Sul versante Sud una serie di terrazzamenti sostenuti con muri a secco (masiere) forma l’insieme degli orti annessi all’eremo e delle strutture necessarie ad evitare il soliflusso con conseguente rovina delle costruzioni.

A nord dell’eremo si trova una cresta gemella separata da una valletta. Questa cresta è caratterizzata da una piattaforma sostenuta da un muro a secco.
Il luogo è stato interessato, vista la sua posizione strategica, da opere di fortificazione durante la prima e seconda guerra mondiale.
In particolare delle gallerie attraversano la doppia sommità del colle.

I graffiti

- Su due lastroni sommitali sono presenti alcuni graffiti che testimoniano una origine antica della sacralità del colle. Probabilmente sono da attribuirsi all’età del ferro (figura di antropomorfo?) [5] e ad epoca medioevale. I segni alfabetici, ora difficilmente leggibili a causa del degrado, appartengono all’alfabeto reto-etrusco. Si tratta di graffiti cruciformi di stili ed epoche diverse. Quello da noi catalogato come 1°A può interpretarsi anche come una figura antropomorfa ed è, forse, il più antico e attribuibile all’età del ferro, 1B invece è di età medievale, 1C è un insieme di segni alfabetici reto-etruschi. La roccia 2 presenta un solo graffito cruciforme inscritto in un cerchio. Altri segni alfabetici si trovano su una pietra del cerchio posto ad W e risalgono, verosimilmente ai primi decenni del 1900.
La piccola radura circondata da un semicerchio, a ovest dell’area sommitale è di incerta interpretazione: luogo di culto o resti di fortificazione.
L’insieme è un antico luogo di guardia e di culto risalente alla protostoria e probabilmente al contesto reto-venetico attestato nell’immediata pedemontana [6].
I lastroni di roccia sono orientati lungo la linea equinoziale e la chiesa dedicata a San Bovo è rivolta, secondo l’usanza antica, ad oriente [7].
Il luogo, oltre alla preziosità archeologica e paesaggistica, era noto nella letteratura geologica del 1800 come il “paradiso dei geologi” a motivo dell’abbondante numero di fossili marini rintracciabili. Ci troviamo infatti su una scogliera corallina dell’Eocene e in prossimità (verso Sud) di una colata basaltica [8].

Notizie documentarie

- 1485. L’eremita di S. Bovo è testimone, dall’eremo, del “martirio” di Lorenzino Sossio [9].
- Ceramiche dei sec. XV e XVI sono state recuperate duranti i lavori di rifacimento del 1983.
- 1742 data che era incisa sulla campana dell’eremo [10].
- 1742, 11 ottobre. Visita canonica del vescovo Priuli; un canonico visitatore si reca all’eremo e vi trova un eremita appartenente al Terzo ordine Francescano.
- Nella seconda metà del sec. XVIII nell’eremo di San Bovo troviamo l’eremita G.B. Gentile e l’eremita Michele Meneghetti. La vicina chiesa pievana di S. Eusebio era custodita dall’eremita Andrea Scavazzini. Sempre in Angarano la chiesa di San Michele è custodita dall’eremita Pietro Mescola [11].
- 1818, Visita pastorale del Peruzzi, l’eremita è Vieluti Valentino.
- Prima guerra mondiale 1915-1918. La zona è coinvolta nella costruzione della linea difensiva delle colline con trincee e ricoveri in caverna.
- Dopo la guerra l’eremita Davide Trotto, proveniente dall’eremo di San Francesco di Foza, fu presente a San Bovo fino al 1936 ed era ancora ricordato fino agli anni ’50 del secolo scorso.
- Negli anni della seconda guerra mondiale (1940-1945) furono riattate le vecchie trincee e caverne difensive. Una di queste caverne si trovava sotto l’edificio dell’eremo.
- L’eremo cadde in rovina dopo la seconda guerra mondiale e alla metà degli anni ’60 crollò.
- 1983, 2 gennaio: inizio della ricostruzione portata a termine nel 1991.

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[1Carta Tecnica Regionale, Vicenza, foglio Motton

[2Dosso caratterizzato da una strada mulattiera che da Pove porta alle cave di marmo; sulle rocce e nelle grotte adiacenti si trovano graffiti, per lo più medievali, e coppelle

[3Chemin A, Eremi ed eremiti lungo la strada regia tra Bassano e Primolano, Centro di Studi Medievali “Ponzio di Cluny”, Campese Monastero della Santa Croce, 2001

[4Graffiti a S. Bovo vennero scoperti dall’autore nel 1964, ma volutamente non ne fu data notizia. Dei graffiti è stata data notizia da altri nel 1988 in Bassano Oggi, n°3, dicembre 1988, p. 14, ma il graffito pubblicato, contrariamente a quanto dice la didascalia, non appartiene a San Bovo. Descrizione sintetica del luogo in Chemin A. Scheda S. Bovo, presso la Soprintendenza ai Beni Architettonici e Ambientali di Verona

[5I graffiti non sono mai stati pubblicati, il disegno che appare nel n° 3, dicembre 1988, p. 14. di “Bassano oggi” dove si dà notizia (l’articolo è anonimo) dei graffiti di San Bovo, non è pertinente a San Bovo

[6Importante è il vicino insediamento venetico di San Giorgio alle acque. Altri insediamenti stanno venendo alla luce nelle prospezioni che si stanno effettuando sui rilievi di mezzacosta nel Canale di Brenta

[7Ci riserviamo di trattare in altro luogo le questioni e i rilievi archeoastronomici di questi siti

[8Gaidon A., Lettere contenenti varie osservazioni orittologiche, stampate nel Nuovo Giornale d’Italia, anno 1778. Secco A., Guida geologico alpina di Bassano e dintorni, Bassano 1880. Carta geologica delle Tre Venezie, F.37 Bassano del Grappa

[9Vedi scheda sul “Beato Lorenzino”, in: Chemin A, Eremi ed eremiti lungo la strada regia tra Bassano e Primolano, Centro di Studi Medievali “Ponzio di Cluny”, Campese Monastero della Santa Croce, 2001

[10La campana fu trafugata negli anni dell’abbandono

[11Archivio Capitolare di Vicenza, Catalogo delle notizie. Index. Borin 1981, p. 31

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Testo in versione integrale

Data di pubblicazione: 16 agosto 2010
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