Il paesaggio come strumento di educazione interculturale

È ormai da quasi una decina d’anni che il Museo di Storia Naturale e Archeologia di Montebelluna e il Dipartimento di Geografia dell’Università di Padova (oggi sezione di Geografia del Dipartimento di Scienze Storiche, Geografiche e dell’Antichità) collaborano – tra l’altro – per ricerche e progetti sul tema del paesaggio e dell’educazione al paesaggio.
Va ricordato in particolare il progetto “3KCL - Karstic Cultural Landscapes - Architecture of a unique relationship between people and territory”, finanziato dal programma europeo Cultura 2000 negli anni 2004 e 2005, che ha visto il Museo capofila di un percorso allo stesso tempo di ricerca e di divulgazione sul tema del paesaggio, con il coinvolgimento non solo dell’università per le sue specifiche competenze, ma anche delle scuole del territorio quali soggetti attivi nella fase di divulgazione.
Il progetto, che nel caso italiano si è occupato del Montello, ha rappresentato infatti non solo l’occasione per approfondire le conoscenze su aree carsiche di grande interesse, ma anche un laboratorio per sperimentare come si possono costruire attività didattiche sul tema del paesaggio, e come queste attività possano costituire un momento educativo del tutto originale, negli ambiti più vasti dell’educazione alla sostenibilità, alla cittadinanza, all’interculturalità.
Al termine del progetto si erano quindi sentite la necessità e l’opportunità di approfondire ed allargare la riflessione scientifica sul tema dell’educazione al paesaggio.
Per questa ragione Museo e Università di Padova hanno organizzato il Convegno “Il paesaggio vicino a noi.
Educazione, consapevolezza, responsabilità”, tenutosi a Padova, nel Palazzo del Bo, il 24 marzo 2006; si è trattato del primo momento a livello nazionale di confronto su di un tema – quello della sensibilizzazione e della formazione in tema di paesaggio - così spesso richiamato come necessità da coloro che hanno cuore le questioni territoriali e ambientali, e al tempo stesso raramente oggetto di specifici momenti di approfondimento, per quanto riguarda sia gli aspetti teorici sia le metodologie e le pratiche.
A partire da queste tappe e attraverso la pubblicazione degli Atti del Convegno, negli anni successivi, la collaborazione tra il Museo e i geografi dell’Università di Padova ha dunque portato ad una diffusione ad ampio raggio delle riflessioni, sia attraverso la partecipazione o l’organizzazione di attività di formazione (in particolare degli insegnanti), sia attraverso la costruzione di progetti didattici mirati nell’ambito delle attività del Museo, sia nella costruzione di un confronto internazionale su questi temi.
Il contesto di riferimento per l’ambito dell’educazione al paesaggio, infatti, va oltre i confini nazionali: a partire dal 2000, il dibattito sul paesaggio (in tutti i suoi risvolti) in ambito europeo è profondamente influenzato dalla apertura alla firma e dalla ratifica da parte di quasi tutti i Paesi facenti parte del Consiglio d’Europa della Convenzione Europea del Paesaggio.
Il documento, attribuisce alle popolazioni un ruolo fondamentale nei confronti del paesaggio; esse sono contemporaneamente portatrici di diritti e di doveri: il diritto di godere di un paesaggio di qualità e la responsabilità di prendersene cura; i valori attribuiti al paesaggio e le aspirazioni di chi lo vive vengono messi al centro delle attività di valutazione e nella definizione delle politiche, anche attraverso l’esplicito richiamo all’attivazione di percorsi partecipativi.
Si tratta inoltre di considerare non solo i paesaggi eccezionali, secondo un’impostazione tipica della normativa nella tradizione italiana, ma di tenere presente specificità, qualità e problematiche di ogni parte del territorio, non solo ai fini di una tutela in senso stretto, ma anche di una gestione delle trasformazioni e di una pianificazione consapevoli.
Se il ruolo di chi vive il paesaggio assume dunque tale importanza, la Convenzione stessa pone al primo posto tra le Misure specifiche (all’art.
6) le attività di sensibilizzazione, di educazione e di formazione, affinché un’accresciuta consapevolezza generale e la competenza degli specialisti possano entrambe contribuire alla costruzione di paesaggi di qualità.
Tra gli strumenti utili per una applicazione ai vari livelli delle diverse misure richieste, ecco allora il rapporto “Education on landscape for children”; redatto da chi scrive e presentato a Strasburgo nell’ambito della V Conferenza del Consiglio d’Europa sulla Convenzione Europea del Paesaggio (30-31 March 2009), il rapporto trae spunto proprio dalle esperienze maturate durante le attività svolte in collaborazione con il Museo (il progetto 3KCL in primis).
Esso è rivolto non solo al mondo della scuola ma a tutti gli ambiti educativi, e propone riferimenti di base e strumenti operativi per costruire percorsi didattici che, partendo dal paesaggio, possano favorire la crescita equilibrata della persona.
La traduzione in italiano del rapporto e la sua pubblicazione nel volumetto Educare al paesaggio rappresentano tappe recenti di questo rapporto stretto tra Museo e Università di Padova.
Sempre traendo spunto dalle questioni poste al centro dalla Convenzione Europea del Paesaggio, a fianco dell’approfondimento sugli aspetti educativi, i geografi padovani hanno sviluppato un ulteriore percorso di ricerca, volto ad approfondire proprio il rapporto tra popolazione e paesaggio.
Se la Convenzione definisce il paesaggio “una porzione di territorio così come è percepita dalle popolazioni”, quali sono esattamente le “percezioni” che le persone singole e le comunità hanno del luogo in cui vivono? In che modo si creano e si sviluppano identità e senso di appartenenza in relazione con il paesaggio di riferimento? Quale può essere il ruolo della popolazione, portatrice di una diversificata consapevolezza territoriale e paesaggistica, nella costruzione dei paesaggi, e quale il compito dei governi e delle pubbliche amministrazioni affinché la popolazione stessa possa venire effettivamente coinvolta? Attorno a queste domande, si è sviluppato nell’ultima decina d’anni un fecondo e articolato percorso di ricerca, grazie anche al finanziamento di alcuni progetti di ricerca: si ricordano in particolare il progetto SETLAND - Sustainability Evaluation of Landscape and territory (2006-2008), coordinato da Massimo De Marchi e dalla sottoscritta, che ha portato a riflettere sulla “democraticità” del paesaggio stesso, e la Convenzione con la Regione del Veneto (2011- 2012; responsabile Mauro Varotto) per la sperimentazione nel Canale di Brenta delle potenzialità di un Osservatorio del Paesaggio come strumento di sensibilizzazione e di coinvolgimento diretto della popolazione nelle questioni riguardanti territorio e paesaggio.
Questi percorsi di ricerca, nel confronto con il dibattito nazionale e internazionale, hanno via via portato a considerare il paesaggio non solo come “oggetto” da salvaguardare e gestire, ma anche come “indicatore” di sostenibilità e come “strumento” per una cittadinanza attiva, in particolare in ambito educativo; il paesaggio, cioè, viene considerato come intermediario tra popolazione e territorio, secondo una prospettiva che recenti studi francesi chiamano “médiation paysagere”.
Il presente volumetto nasce invece nell’ambito del progetto LINK (Landscape and Immigrants: Networks, Knowledge), che – tra il 2009 e il 2011 – si è occupato di percezioni sociali del paesaggio con particolare attenzione alle “nuove” popolazioni, a chi cioè, migrando da un paese ad un altro, guarda il paesaggio con occhi diversi da quelli di chi ha sempre vissuto nello stesso luogo e costruisce la propria identità con riferimento a diversi paesaggi.
Il progetto, sviluppato in collaborazione tra geografi, demografi, antropologi, sociologi e urbanisti, si è occupato in particolare dei giovani immigrati, scegliendo di analizzare in particolare il rapporto con il luogo di vita dei preadolescenti, confrontando ragazzi italiani e ragazzi stranieri in due casi di studio a Padova, in città e in provincia.
La ricerca ha permesso non soltanto di mettere in evidenza le diverse modalità dei ragazzi nel “guardare” il paesaggio e nell’attribuire valore ai luoghi, legate sia alla diversa provenienza (italiani vs stranieri) sia al diverso contesto territoriale di riferimento (città vs campagna), ma ha anche permesso di sperimentare direttamente le potenzialità educative delle attività proposte nella fase di analisi sul campo.
Si è trattato infatti di un progetto di ricerca-azione: il coinvolgimento diretto dei ragazzi al fine di ottenere dati utili per gli obiettivi scientifici del progetto ha costituito un’occasione utile per i ragazzi stessi ai fini di una maggiore consapevolezza dei loro diversi sguardi sul paesaggio e del ruolo svolto in questo dai loro diversi contesti culturali di riferimento.
Il progetto è stato cioè un’occasione per sperimentare una modalità originale di fare “educazione interculturale”.
Anche in questo caso il paesaggio non è stato solo “oggetto” della ricerca o dell’azione educativa che si è contemporaneamente sviluppata; il paesaggio è stato “strumento” educativo, o, meglio, ha assunto il ruolo di “mediatore” tra le diverse culture: osservare insieme il luogo di vita ha permesso cioè ai ragazzi coinvolti di sviluppare un atteggiamento di apertura alla diversità e all’alterità che è tipico dei percorsi di educazione interculturale.
Per questa ragione, al termine del progetto LINK, si è pensato di approfondire la riflessione sulle potenzialità del paesaggio in quest’ambito, di rielaborare le metodologie utilizzate nella ricerca ai fini di più precisi obiettivi educativi e di sviluppare percorsi didattici per le diverse fasce di età.
Il compito è stato affidato molto volentieri ad Alessia De Nardi, che ha condotto nell’ambito di questi progetti con grande passione le proprie ricerche nel percorso formativo del dottorato e nelle successive fasi post dottorato, acquisendo sicura padronanza dei temi e delle metodologie.
Ha inoltre sperimentato direttamente percorsi didattici sul paesaggio come mediatore interculturale nei laboratori che ogni anno l’Associazione Italiana Insegnanti di Geografia propone alle scuole della città di Padova, grazie al progetto “Vivipadova”, finanziato dal Comune.
Il confronto con lo staff del Museo di Montebelluna, che negli ultimi anni ha pure prestato particolare attenzione all’educazione interculturale, sviluppando percorsi museali e didattici specificamente mirati alla costruzione di nuove cittadinanze, ha contribuito alla costruzione dei percorsi didattici qui proposti.
Il presente volume può quindi essere utile agli insegnanti e agli educatori che si trovano ad agire in contesti fortemente interculturali, quali oramai sono la maggior parte delle classi delle nostre scuole.
Il tema del paesaggio, se non lo si considera rigidamente ancorato alla geografia, può fungere da snodo in maniera flessibile per attività interdisciplinari e laboratoriali.
Si auspica pertanto che le idee e le proposte qui presentate favoriscano concretamente l’attivazione di progettualità didattiche e aiutino a cogliere nuove occasioni di educazione interculturale nella pratica quotidiana.

Data di pubblicazione: 11 maggio 2015
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