L’acqua e l’abitare: il Pian delle Casarette sul Col Ventidueore tra antropizzazione e ambiente

Memoria e storie

Il Canale di Brenta, l’ultimo percorso montano del fiume, si snoda da Primolano al Vallison a Sud di Campese. La riva destra del fiume vede le pendici orientali accidentate e dirupate dell’Altipiano di Asiago; quella sinistra è delimitata dalle scoscese pendici occidentali del Grappa. A Sud, prima ancora di uscire del tutto nella pianura, il fiume incrocia una fitta serie di vie e percorsi che corrono lungo il Pedemonte tra le valli dell’Astico e della Piave. A Nord tra Cismon e Primolano si incrociano i percorsi che vanno ad Enego sull’Altipiano, quelli che vanno verso il Feltrino e quelli lungo il fiume che proseguono verso Nord fino a Borgo, Caldonazzo e Trento.
Innumerevoli chiuse e passi forti scandiscono questo tratto della valle.

Nel Canale di Brenta confluiscono il Cismon e le sorgenti che attraverso il sistema carsico riversano nel fiume le acque dell’Altipiano e del Grappa.
Queste caratteristiche formano la storia del Canale: via di transito tra Nord e Sud, punto di intersezione con le vie all’interno delle Prealpi in particolare a Cismon-Primolano e collegamento a Sud con le vie pedemontane, via di fluitazione fino a Venezia e grande via armentaria tra montagna e pianura.
E’ una storia lunga, in molta parte da indagare, e il territorio ne porta i segni nelle innumerevoli stratificazioni che nei millenni si sono sovrapposte.
Il Canale è stato da sempre caratterizzato da due aspetti apparentemente opposti: una evidente e necessaria via di transito tra i territori transalpini le Alpi e il planum Italiae e contemporaneamente un luogo dove fermarsi [1].

È un territorio impervio che è stato pazientemente trasformato individuandone le risorse economiche e ambientali. E’ quindi caratterizzato da equilibri spesso fragili, ed è aperto agli influssi culturali che vengono dagli innumerevoli luoghi dove hanno i loro terminali le vie che vi confluiscono [2].

È un patrimonio ricchissimo, in gran parte nascosto perché fatto da tanti piccoli particolari che messi insieme ne caratterizzano il volto, basti pensare alle masiére e ai tessuti urbani delle contrade, a quel che resta delle installazioni paleoindustriali e agli apprestamenti difensivi di tutte le epoche che ancora caratterizzano il territorio.

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[1Esemplare il diploma di Berengario del 715-717 (Archivio Capitolare di Padova, Privilegia, I, 4.)
, dove si fa riferimento alla necessità di tenere agibile il meatus publicus della via del fondovalle e si favorisce l’insediamento di comunità di liberi

[2Esemplare L’Itinerarium stadense auctore Alberto (1240 – 1256) che partendo da Stade sul mare del Nord alla foce dell’Elba arriva a Roma e ha uno dei suoi percorsi attraverso il Canale di Brenta; in: Monumenta Germaniae Historica, Scriptores, vol. XVI, pp.335 – 340

Data di pubblicazione: 17 agosto 2010
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