La Contrada dei Fontanazzi di Solagna

La località si trova sulla sinistra orografica del Canale di Brenta al confine settentrionale del Comune di Solagna dove dalle rocce della montagna sgorgano due copiose sorgenti d’acqua che, percorse poche decine di metri, confluiscono nella Brenta.
L’esplorazione speleologica subacquea ha permesso di rilevare un notevole complesso carsico attivo.
Nello stretto corridoio di terra tra il fiume e la montagna transitava nell’antichità una via che metteva in comunicazione la pianura, il versante meridionale del Grappa con il territorio feltrino e la Valsugana trentina. Un guado sulla Brenta metteva in comunicazione con il territorio e i percorsi della destra Brenta e dell’Altopiano di Asiago.
In epoca romana, presumibilmente in età imperiale, il percorso diventò una via di transito importante [1].
Nel pieno Medioevo la via divenne un itinerario di grande importanza nelle comunicazioni con il Nord dell’Europa e il Planum Italiae. La via è caratterizzata da un territorio impervio con numerosi “passi forti” dove il fiume si stringe sulla montagna costituendo così un naturale luogo difeso e un passo obbligato. La stretta dei Fontanazzi è uno di questi luoghi.
La strada del Canale di Brenta divenne nel medioevo la Strada Imperiale o regia e in epoca più tarda fu chiamata anche strada postale.
La strada postale che caratterizza i Fontanazzi è ancora presente a ridosso della parete rocciosa. Dopo l’unità d’Italia la strada vide numerosi adattamenti e rettifiche fino alla costruzione di una variante lungo il fiume che costituisce l’attuale strada statale.
Nel 1910 fu portata a compimento la Ferrovia della Val Sugana, che sconvolse l’assetto originario del fondovalle e delle vie di comunicazione.

La contrada si chiamava dei Lughi [2] e lo stesso toponimo si ritrova al di là del fiume in territorio di Campolongo [3].
Il toponimo ci riporta alla presenza di boschi ed è di origine reto-romanza.
Dal 1500 la contrada si chiamerà Mocellini dal nome della famiglia che la abitava [4].

La contrada vedeva due agglomerati edilizi principali: il più importante tra i due fontanazzi e una piccola corte a Nord del fontanazzo settentrionale.
Il secondo insediamento è scomparso a metà del 1800.
La case ancora esistenti costituiscono il nucleo principale della contrada dei Mocellini, anticamente detta dei Lughi.
Questo nucleo di case è l’oggetto di un contratto di compravendita del 6 aprile 1543 [5].
Il documento è interessante perché la casa appare in rovina, quindi di parecchi anni antecedente al contratto, e con alcune “muraglie” di uso imprecisato che potrebbero essere sia ruderi di case che muri di sbarramento stradale o di contenimento delle acque. Un ulteriore elemento di interesse del documento è dato dall’acquirente che è il magnifico signor Luca Gradenigo. E’ probabile che si pensasse di utilizzare l’acqua delle sorgenti per l’installazione di qualche opificio che ne sfruttasse l’energia idraulica. In realtà non abbiamo notizia di nessuna installazione di questo tipo, anche perché il salto d’acqua è minimo e la portata è soggetta a notevoli fluttuazioni.
Testimonianza materiale di questo è la sede, scavata nella viva roccia, per alloggiare una piccola ruota idraulica che si trova sotto l’attuale ponte stradale sul fontanazzo Sud, dove si constata la difficoltà di gestione delle acque.
Interessante è il progetto, rimasto tale, per l’utilizzo delle acque dei Fontanazzi per alimentare una roggia che doveva giungere a Villa Giusti presso Bassano, elaborato dal perito Michelangelo Mattei e presentato alla magistratura dei Beni Inculti il 20 gennaio 1769 [6].
La sorgente fu invece utilizzata, come tutte le sorgenti in zona di guerra, nella grande guerra del 1915-18, per alimentare un acquedotto che giungeva in Costardara [7].

L’attuale corte è attribuibile nel suo impianto al 1500 e le costruzioni attuali risalgono ad interventi che, dalle caratteristiche costruttive, risalgono alla fine del 1600 e alla seconda metà del 1800.
Il luogo è stato profondamente segnato dalla costruzione della strada statale e della ferrovia, tuttavia sono rimaste intatte le caratteristiche originali lungo il fiume ed è ancora presente, nella parte a monte, l’antica strada di accesso che si diramava dalla strada postale.

Di notevole interesse sono le coppelle ritrovate sui lastroni di roccia del fontanazzo Sud che mettono in ulteriore rilievo come il luogo debba essere trattato con attenzione perché frequentato da età molto antiche [8].

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Carta idrografica del Brenta (1788)

[1Rinvenimenti di età romana imperiale sono noti in parecchie località del canale di Brenta e in particolare sulla sponda sinistra. Per una bibliografia e una descrizione dei reperti vedi: Chemin A., Schede sulla storia del territorio nella Comunità Montana del Brenta, Comunità Montana del Brenta 2000

[2Vedi la documentazione archivistica negli atti notarili: ASBas, not. Bartolomeo Betussi, 17 maggio 1455.ASBas, not. Giorgio Angelini, 20 novembre 1477

[3Notizia dovuta a una cortese comunicazione del dott. Bonato A.

[4Vedi la documentazione archivistica:
- ASBas, not. Baldassare Sguario, 28 novembre 1512.
- ASBas, not. Baldassare Sguario, 25 aprile 1515.
- ASBas, not. Iseppo Corno, 6 gennaio 1689.
- ASBas, not. Pietro Zelosi, 20 gennaio 1690.
- ASBas, not. Pietro Zelosi, 31 dicembre 1697
- APS, Stato d’Anime Pozza, 1765.
- ASBas, not. Giacomino Benacchio, 21 dicembre 1809

[5Il documento è riportato per intero nella documentazione

[6Archivio di Stato di Venezia, Beni Inculti: Solagna, Pove, Bassano, Mattei Michelangelo, supplica 20 gennaio 1769. L’interesse per queste sorgenti probabilmente è dovuto anche al fatto che le disastrose recenti brentane consigliavano di sfruttare acque meno tumultuose per una più sicura gestione dei costosi impianti di presa e derivazione. Sull’argomento vedi Chemin A., Brentane. Notizie delle brentane più importanti storicamente accertate, (in corso di pubblicazione) Campese 2001

[7Vedi pianta delle installazioni idrauliche della zona durante la prima guerra mondiale in: A. Bonato – A. Chemin – G. Busnardo, I Trinceroni del Monte Campolongo tra col d’Astiago e Monte Caina, Campolongo sul Brenta 2001

[8Una datazione sarà possibile con ulteriori indagini sul terreno

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Testo in versione integrale

Data di pubblicazione: 16 agosto 2010
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