Le masiere

Per una trattazione approfondita rimandiamo agli studi pubblicati dal Progetto Alpter:
Paesaggi terrazzati dell’arco alpino, Atlante, I, a cura di Guglielmo Scaramellini e Mauro Varotto, Progetto Alpter - Marsilio, Venezia 2008.
Paesaggi terrazzati dell’arco alpino, Esperienze di progetto, II°, a cura di Enrico Fontanari e Domenico Patassini, Progetto Alpter - Marsilio, Venezia 2008.

Le masiere, o “terrazzamenti” sono una delle caratteristiche peculiari del paesaggio del Canale di Brenta e sono legate all’economia agricola della valle.
La risorsa economica che dal 1600 in poi ebbe maggior sviluppo e segnò il paesaggio e il modo di vivere del Canale fu, la coltivazione del tabacco.
Non c’è documento scritto di quando questa pianta arrivò. La leggenda, ancor viva, tramandata da padre in figlio racconta che “siamo i più vecchi coltivatori” e che “la semenza” arrivò nel bastone cavo di un “frate” (monaco) benedettino (La leggenda ricalca alla lettera quella dell’introduzione del baco da seta, proveniente dalla Cina, in Europa.)
Questa coltivazione si diffuse dopo il 1560 circa, dapprima nell’antico territorio dipendente dal Monastero di Santa Croce di Campese e poi, dal 1817 ne fu permessa la coltivazione anche sulla Sinistra Brenta [passaggio dell’imperatore d’Austria Francesco I° per S. Nazario - lapide nella piazza di S. Nazario].
Nella seconda metà del 1800 tutto il terreno disponibile, fin sulle coste impervie e dirupate delle montagne, è messo a cultura. Così scrive un testimone oculare:
“Pochissimo è il terreno arabile della valle, e la massima parte di quello coltivato è del genere che nei catasti si distingue col nome di coltivo da vanga. E’ veramente mirabile l’arte e la perseveranza con cui questi valligiani seppero, con fatiche inapprezzabili ed impagabili, ridurre a coltura alcuni tratti dei ripidi declivi delle montagne, cambiando queste in grandiose scalee, i cui scaglioni, impendenti l’uno sull’altro, sono piccoli campicelli, sostenuti dalla roccia e da muricciuoli, e creati, ingrassati, adacquati con terra, concime ed acqua portati sin lassù a schiena d’uomo! Da tre secoli quella brava gente lavora per ridurre le nude rocce a campi preziosi; e, laddove nel 1502 il secretario ducale Alvise de Piero, in una sua relazione al Consiglio di X scriveva che Valstagna, capoluogo della valle, non aveva alcun palmo di terreno, ora nei campicelli creati da quella industre popolazione si coltivano circa 20.000.000 (venti milioni!) di piante di tabacco ogni anno” (Brentari 1885, p.85).

Questi terrazzamenti sono ancora in parte visibili, dove invece il bosco ha ormai riguadagnato il suo dominio si può avere la ventura di imbattersi in muraglioni di pietra che ancora, improvvisi, si ergono tra le piante.

Masiere deriva dal latino maceries e significa “mucchi di pietra”, muri a secco, come appunto sono i manufatti che si trovano sulle nostre montagne.

L’epoca della massima diffusione di queste tecniche di costruzione è la seconda metà del 1800. Dobbiamo però rilevare come questa tecnica si trovi particolarmente applicata nel medioevo nei terreni di pertinenza dei monasteri benedettini. Possiamo quindi pensare che anche questo sia uno dei frutti della messa a coltura della valle incrementata dal Monastero di Santa Croce di Campese dal 1124 in poi.

Le aree dove troviamo la maggior frequenza e gli aspetti più significativi sono:

  1. San Gaetano (Valstagna). E’ l’esempio più significativo e spettacolare maggiormente conservato;
  2. Tutta la fascia della mezzacosta tra San Gaetano e Valstagna a monte del paese e delle contrade;
  3. La costa di Postarnia di Valstagna;
  4. La mezzacosta di Campolongo;
  5. Campese, a monte della strada campesana. A monte della chiesa di San Martino i terrazzamenti presenti fino a mezzacosta, sono ora occultati dalla vegetazione;
  6. Le Bresagge di Solagna;
  7. San Nazario, in particolare ai Lanari e a Piancastello.

Questi manufatti sono un esempio unico e irrepetibile di uso del suolo e costituiscono un monumento storico e paesaggistico che caratterizza la valle.

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Testo in versione integrale

Data di pubblicazione: 20 agosto 2010
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