Pian Castello di San Nazario e la Rocchetta

“Sulla vetta della soprastante propaggine montuosa che si denomina Piancastello, sono ruderi di muraglie e resti di rocce lavorate” Gerola. G. 1906.
“una strada a scalinata conduce a S. sul Collalto” Brentari O. 1885.

Pian Castello è uno sperone roccioso, a metri 419 di quota, a ridosso dell’abitato di San Nazario, tra le valli Sarzè e Valduga. Sulla sommità si trova una vasta area ampliata con notevoli opere di terrazzamento che si dispongono e ventaglio e a gradoni attorno alla spianata sommitale e che sono caratteristiche di una struttura fortificata. La via di accesso, detta la santa nazara è costituita da una mulattiera selciata a gradoni [1], una delle più notevoli e caratteristiche dell’ingegneria montana arcaica del Canale di Brenta, che partendo dal sottostante paese raggiunge il pianoro del Castellaro e si inerpica poi tra scoscendimenti impressionanti sulle pareti rocciose soprastanti fino a raggiungere le praterie del Col del Fenilon a 1327 metri. Si tratta della più importante via di comunicazione tra il paese e la montagna ed è l’infrastruttura arcaica di congiungimento tra gli insediamenti di fondovalle con quelli di mezzacosta e di altura con una importante funzione economica come via armentaria.

Il Gerola nel 1906 così descriveva il luogo: “Sulla vetta della soprastante propaggine montuosa che si denomina Piancastello, sono ruderi di muraglie e resti di rocce lavorate: fra l’altro una conca emisferica, completamente cavata nel macigno, una cui fessura è turata con calcestruzzo” aggiungendo poi in nota: “poco lungi di li’ in un muro a secco si vede una pietra, adattata ad arco ed incavata a riquadrature, recante scolpita una croce di fattura molto arcaica”. Prosegue poi: “nei terreni all’intorno furono più volte messe allo scoperto antiche sepolture ad inumazione.
Una delle più complete, trovata una trentina di anni fa nei campi di Bortolo Benacchio, era formata dei soliti embrici a risvolto collocati sul suolo, a doppio spiovente, colle congiunture protette dai tegoli.”.
Si trattava quindi di una tomba con copertura “alla cappuccina”.
Questi ritrovamenti furono fatti, intorno ai ruderi di una costruzione probabilmente medioevale. La tomba alla cappuccina fu scoperta tra gli anni 1870 e 1880 [2].

Più in alto si trova “la Rocchetta” caratterizzata da ruderi di una costruzione non datata. Sulla superficie del terreno si trovano abbondanti frammenti di laterizi (embrici). Sarebbero state trovate anche tessere di mosaico e monete di età romana imperiale.
Questo pianoro si inserisce nella serie di luoghi fortificati posti sulla mezza costa dei versanti del Canale di Brenta e come gli altri è ideale per l’avvistamento, il controllo e la possibilità di rifugio. Molti di questi luoghi vedono anche la presenza di un sepolcreto.

Sulla base degli indizi attualmente noti possiamo quindi ragionevolmente ritenere che vi sia stato un insediamento in età romana tardo imperiale nel secolo III – IV, un insediamento longobardo e un incastellamento da parte dei Vescovi di Padova in seguito al diploma di Berengario del 917. Quanto sia durata la sua funzione militare o difensiva non lo sappiamo, probabilmente già in età ezzeliniana aveva vista ridimensionata la sua importanza. Non lo troviamo comunque citato tra i beni ezzeliniani censiti nel 1262.

Il luogo vide in seguito un uso prevalentemente agricolo e abitativo e anche la presenza, probabilmente saltuaria, di un eremita [3].
Attualmente vi si trovano abitazioni stagionali.

La suggestione del luogo, i ritrovamenti monetari, i ruderi, il ricordo di insediamenti antichi e degli Ezzelini, sempre vivo nel Canale di Brenta, hanno trovato memoria nella leggenda:
“SOPRA LA VILLA DI S. NASARIO. Hora chiamata Sorazagle ve un luogo deto la Rocheta, che fù d’un Sig(no)re chiamato Filibego, nel qual luogo v’era un Castello di detto Signore, et lontano da quatro, o cinque passi verso Ponente vi sono due vasi pieni di monette d’argento; questo era corrispondente di donna Canissa per la quale attese all’arte magica per il che faceva apparir sopra quelle Montagne le donne che dagli habbitatori furono chiamate Fade.” [4].

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[1Brentari1885, pp .75 e 90

[2Gerola 1907, p.11

[3Gli insediamenti eremitici nel Canale di Brenta videro la loro fine con la prima guerra mondiale. L’ultimo eremita nel territorio fu quello di San Bovo del quale esisteva ancora ricordo fino alla metà del 1900

[4Francesco Chiuppani , Memorie De Tesori Occulti, appendice con fogli non numerati, in: Chiuppani F., Iscrizioni bassanesi sacre e profane. Biblioteca Civica di Bassano del Grappa, manoscritto. L’opera manoscritta del Chiuppani fu terminata, con annotazioni di altra mano, probabilmente nel 1740 o poco dopo. Donna Canissa (Cunizza) qui descritta come maestra di arti magiche richiama Adeleita, madre di Ezzelino III°, esperta di astrologia. Nella famiglia degli Ezzelini sono note Cunizza moglie di Alberico e madre di Ezzelino il monaco e Cunizza la famosa sorella di Ezzelino III

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Testo in versione integrale

Data di pubblicazione: 16 agosto 2010
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