Tombe rupestri dei Coli, o Sbandidoni, di Cismon

«In una località detta gli Sbandidoni si vedono delle tombe scavate nel sasso che la tradizione, incerta cronologicamente, attribuisce ad una torma ivi rifugiatasi di soldati sbandati». Fraccaro 1903 [1].

Nei pressi della mulattiera che da Cismon sale verso i pascoli e gli insediamenti del Col dei Prai per poi proseguire verso il Forcelletto si trova un gruppo di quattro tombe in un riparo sottoroccia, a circa 700 metri di altezza, presso due covoli [2]. La piccola necropoli risale probabilmente ad età longobarda o a tarda età romana. I due covoli non sono mai stati oggetto di saggi di scavo e ad una prospezione di superficie non presentano tracce di occupazione antropica.

La descrizione del Gerola rimane sempre precisa e significativa:
«Molto più in su (della Rocchetta Bassa di Cismon), quasi ad un’ora al di sopra di Cismon, presso la strada superiore che mena al Forcelletto, sono alcune grotte, cui la località deve il proprio nome di Covoli. In due piccoli ripiani della roccia sul davanti delle due caverne, ed esternamente ad esse, sono quattro tombe artificialmente scavate nel calcare, appaiate due a due, e tutte quante orientate da ovest ad est.

Le due poste più a levante sono accostate fra loro per il lato maggiore, di guisa che l’una (la settentrionale) resta più vicina alla roccia del monte, l’altra (la meridionale) all’estremo lembo del ripiano. La forma è pressoché rettangolare, solo che entrambe le estremità nella prima, l’estremità inferiore (est) della seconda sono arrotondate ad elissi. La prima tomba è lunga m 1.80 e larga cm 40; la seconda misura m 1.75 di lunghezza, cm 50 di larghezza al capo e solo 35 ai piedi. La profondità massima è di 30 cm - all’estremità superiore (ovest) di tutte e due le sepolture è rilevato un origliere di 20-25 cm di lunghezza. Al di sopra delle tombe doveva essere in origine un coperchio, del quale è evidente l’incasso - quantunque irregolare - nella roccia cui si addossa la tomba settentrionale.

La terza tomba, situata tosto ad occidente delle testé descritte, è lavorata con maggiore cura, ha forma più regolare ed è anche meglio conservata. Misura m 1.65 di lunghezza; cm 45 di larghezza alla testa, e 35 ai piedi; e 25 di profondità; il piccolo rialzo dell’origliere è di soli 20 cm. Nel lato nord, e parzialmente nei due attigui, che sono accostati alla roccia, e qui pure inca- vato in giro il proseguimento dell’orlo superiore della tomba, già destinato a sostenere il coperchio. Nella roccia al di sopra si interna una specie di piccola nicchia irregolare. Avvicinata al lato minore (ovest) della terza e in diretta continuazione di questa, è l’ultima tomba, informe ed incompleta, forse non mai usata per sepolture» [3].

Confrontando la descrizione del Gerola con la prospezione attuale si rileva che le tombe II e IV sono state sottoposte a degrado e a parziale distruzione [4].

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[1Il toponimo non è più in uso; la lectio facilior dell’interpretazione toponomastica riferita dal Fraccaro non è da accogliersi se non come notizia dell’interpretazione popolare

[2Nel Catasto Regionale delle grotte del Veneto: Cogol dei Coli 1 (2908 V Vi) e il Cogol dei Coli 2 (2909 V Vi)

[3Da Gerola 1906-1907

[4Da testimonianze raccolte in valle si ha notizia che negli anni ‘50 del 1900 vi furono delle manomissioni per migliorare la mulattiera

Data di pubblicazione: 15 agosto 2010
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